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Il concetto di maschile tossico e la persistenza della cultura patriarcale affondano le loro radici in un modello di identità costruito sul mito del "cittadino liberale" autosufficiente, padrone di sé e della propria vita, che nega la propria vulnerabilità per affermare un dominio basato sulla performance, sulla competizione e sul controllo. Questa cultura, orientata all'autocontrollo e al dominio della natura e dei corpi, si manifesta spesso attraverso il diniego dell'interdipendenza e può sfociare in forme di revanscismo, autoritarismo e violenza quando tale illusione di invulnerabilità entra in crisi. La reazione maschile di fronte alla perdita di potere o all'abbandono assume spesso toni paranoici o vittimistici, alimentando un "vittimismo dei dominanti" che percepisce la libertà femminile come una minaccia esistenziale. In questo scenario, la violenza maschile contro le donne viene riconosciuta come la radice comune di altre forme di sopraffazione, inclusa la violenza bellica, in quanto espressione di un desiderio di annientamento dell'alterità .
In questo contesto, i media giocano un ruolo cruciale, agendo spesso come correi della cultura che intendono denunciare. La narrazione giornalistica continua a utilizzare termini impropri come "raptus di gelosia" o "delitto passionale", che romanticizzano il femminicidio invece di riconoscerlo come atto strutturale. Molte testate, nel tentativo di creare titoli sensazionalistici, ricorrono alla romanticizzazione della violenza, parlando di "troppo amore" o inventando scenari di "abbracci fatali" anche di fronte a brutali omicidi. Esiste inoltre un profondo gender gap nelle redazioni e negli spazi di informazione: sebbene le donne siano numerose ai livelli base, le posizioni apicali e gli spazi di analisi politica sono quasi esclusivamente riservati agli uomini. Questo produce un’informazione dove il maschile è il prototipo dell’umano che spiega la realtà, mentre le donne vengono interpellate solo su temi "femminili" o come vittime, silenziando la loro autorità simbolica. Anche la comunicazione pubblica durante le crisi ha spesso cavalcato una pedagogia della paura, delegando il sapere a task force maschili e tecnocratiche che smaterializzano l'esperienza dei corpi.
Ripensare l'identità maschile significa, dunque, compiere un salto di paradigma che parta dal riconoscimento della propria parzialità e della propria vulnerabilità come dimensioni non negative, ma arricchenti. È necessario che gli uomini escano dal silenzio o dalla mera condanna del "mostro" per riconoscere come la violenza sia un portato simbolico che attraversa ogni soggetto maschile. Il cambiamento non deve essere percepito solo come una perdita di privilegi, ma come una ricerca di desiderabilità e di una vita più ricca, libera dalle "gabbie" della virilità tradizionale. Pratiche come il "partire da sé" e l'ascolto del corpo sono essenziali per rompere il dominio della sola razionalità e aprirsi a relazioni basate sulla reciprocità e non sul controllo. Questo nuovo modo di stare al mondo si riflette anche in nuove forme di paternità, non più autoritarie ma presenti, capaci di stare nel flusso della cura e di accettare il conflitto senza trasformarlo in annientamento dell'altro. Solo attraverso una parola maschile pubblica e collettiva che metta in gioco i propri desideri sarà possibile costruire una convivenza politica finalmente libera dal dominio patriarcale.
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Ospiti, moderatori e moderatrici
Marco Deriu, professore Associato in Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso il Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali dell’Università di Parma. Fa parte dell’Associazione per la Decrescita, dell’Associazione nazionale Maschile Plurale e dell’Associazione locale Maschi che si immischiano. È inoltre condirettore della rivista quadrimestrale “I quaderni della decrescita”. Recentemente ha curato “Rompere il silenzio. Per un’università libera da molestie e da violenze di genere”. Numerose altre le pubblicazioni.
Milena Meo, professoressa Ordinaria di Sociologia dei fenomeni politici presso l’Università degli Studi di Messina dove insegna Sociologia dei fenomeni politici, Studi di genere e Sociologia politica e questioni di genere. È vicepresidente del CUG (Comitato Unico di Garanzia) dell’Università di Messina dove è anche referente per le questioni di genere del Dipartimento COSPECS. Ha fondato e dirige le riviste scientifiche internazionali Im@go. A Journal of the Social Imaginary (Mimesis) e Power Asymmetries. Gender, ideologies and democracy (Sapienza Università Editrice). Si occupa prevalentemente di temi di sociologia politica legati all’immaginario e alle questioni di genere.
Cosimo Marco Scarcelli, professore Associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso dell’Università degli Studi di Padova. È uno degli editor di Journal of Gender Studies e della collana Digital Intimacies di Bloomsbury e co-chair del TWG Media and Intimacy di ECREA (European Communication Research and Education Association).
Sonia R. Marino, architetta, european ergonomist certificata a Bruxelles, fondatrice di:
- ‘donna immagine città’, promozione delle pari opportunità e contrasto agli stereotipi.
- Integronomia, ricerca, formazione, consulenza e progettazione in ergonomia/ingegneria dei fattori umani e sostenibilità, applicate a wayfinding, ambienti fisici e virtuali, design e postazioni di lavoro, progettazione multisensoriale e della piacevolezza, luce/colore/fattori naturali. Pubblicazioni in ergonomia e sostenibilità.
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Angela Bernardo, Direttrice editoriale Informazione Quotidiana e Vicepresidente nazionale branch Confassociazioni Salute e Terzo Settore
Stefania Capati, direttrice Radio Tuscia events.
Domenico Creazzo, imprenditore edile interessato a tematiche sociali e diritti. Di suo particolare interesse l'analisi della Costituzione italiana.
Giulia Parini Bruno, giornalista, NuoveRadici APS.
Mehret Tewolde Weldemicael, esperta di diversity&inclusion, vicepresidente Associazione Le Réseau e CEO di Italia Africa Business Week.
Leda Tripodi, ASVIS Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile.
Casimiro Vizzini, medico, già segretario generale dell’European University Alliance for Global Health. Attualmente consulente dell'Africa-Europe Foundation e responsabile Human Cell Atlas presso l'UNESCO.
DONNA IMMAGINE CITTA' è promossa da: Integronomia ergonomia e sostenibilità; Istituto Nazionale Biostrutture e Biosistemi Consorzio Interuniversitario; Ergolab Unitus presso Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali dell'Università della Tuscia.
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