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Il Paese duale

La fine del Mezzogiorno?

11 febbraio 2026

Il Dualismo Italiano
L’Italia è un paese segnato da profonde differenze tra Nord e Sud, visibili nella qualità dei servizi, del patrimonio edilizio e dell'efficienza pubblica. L'area del Mezzogiorno (che comprende Campania, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna) rappresenta oggi l’area arretrata più estesa d’Europa. L'autore del testo "Storia dell'Italia meridionale", Pino Ippolito Armino, ci spiegherà questo dualismo attraverso l'analisi dei processi storici degli ultimi tre secoli.

Un'analisi che parte dalla nascita del Regno nel 1734, anno in cui Carlo di Borbone entra a Napoli, sancendo la nascita di uno Stato sovrano e formalmente indipendente dalla Spagna. Dopo secoli, il Mezzogiorno peninsulare e la Sicilia tornano sotto un’unica corona. Carlo affronta una situazione finanziaria e giudiziaria disastrosa. Introduce il catasto onciario per una tassazione più equa, ma incontra le resistenze di nobiltà e clero. È un periodo di crescita culturale e architettonica (Teatro San Carlo, Reggia di Caserta), ma il potere dei baroni e della Chiesa rimane massiccio.

All'Unità, il divario economico Nord-Sud non è così netto come si crede; l'industria napoletana è ancora competitiva in vari settori (meccanica a Pietrarsa, tessile nel Salernitano). Tuttavia, l'improvvisa estensione delle tariffe doganali piemontesi distrugge l'industria meridionale, esponendola alla concorrenza estera. Il malcontento contadino e la fedeltà borbonica sfociano in una sanguinosa guerra civile (1861-1870). Lo Stato risponde con la Legge Pica e una repressione militare brutale, trattando il Sud come una terra di conquista.

Giolitti introduce leggi speciali per il Sud (Napoli, Basilicata, Calabria), ma gli investimenti restano concentrati nel "triangolo industriale" del Nord. Il fascismo prosegue questa linea, con bonifiche spesso incomplete e un salvataggio industriale (IRI) che avvantaggia quasi solo l'apparato settentrionale.

Con l'avvento della Repubblica, nel 1950 nasce la Cassa per il Mezzogiorno. Tra gli anni '50 e '70, il Sud vive la sua unica fase di effettiva convergenza economica con il Nord, grazie all'industrializzazione pesante (poli siderurgici e chimici come Taranto, Brindisi, Augusta). La chiusura della Cassa per il Mezzogiorno (1993) sancisce l'abbandono della questione meridionale dall'agenda politica.

Negli anni '90 emerge la Lega Nord, che dipinge il Sud come un peso parassitario. Questo clima culmina nella riforma del Titolo V (2001) e nella recente legge sull'autonomia differenziata, che rischia di cristallizzare le diseguaglianze territoriali.

Fine del Mezzogiorno?
Oggi il Sud affronta una nuova emergenza: la grande fuga dei giovani (oltre 2,5 milioni partiti tra il 2002 e il 2021) e un declino demografico che potrebbe ridurlo a un quarto della popolazione nazionale entro il 2080. Senza una nuova strategia meridionalista che ne riconosca il ruolo strategico nel Mediterraneo, il Sud rischia di diventare una mera accezione statistica.

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Pino Ippolito Armino, giornalista, membro dell’ICSAIC (Istituto Calabrese per la Storia dell'Antifascismo e dell’Italia Contemporanea), collabora con il manifesto e con Left. Tra le ultime pubblicazioni: ⁠Il fantastico regno delle Due Sicilie; Indagine sulla morte di un partigiano; (con Marzolla Maurizio) Fino alla fine comites! Meridionali nella Resistenza; (con Tonino Perna) Viaggio in Italia. 70 anni dopo Guido Piovene; Storia dell'Italia meridionale.

Sonia R. Marino, architetta, european ergonomist, fondatrice di:
- ‘donna immagine città’, promozione delle pari opportunità e contrasto agli stereotipi.
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Casimiro Vizzini, medico, già segretario generale dell’European University Alliance for Global Health. Attualmente consulente dell'Africa-Europe Foundation e responsabile Human Cell Atlas presso l'UNESCO.

DONNA IMMAGINE CITTA' è promossa da: Integronomia ergonomia e sostenibilità; Istituto Nazionale Biostrutture e Biosistemi Consorzio Interuniversitario; Ergolab Unitus presso Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali dell'Università della Tuscia.

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