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L'archeologia di genere, nata negli anni '70, ha ribaltato la tradizionale visione androcentrica della preistoria e protostoria che attribuiva agli uomini i ruoli attivi (cacciatori, guerrieri, inventori) e relegava le donne a figure passive e marginali. Propone una lettura più complessa ed equilibrata basata sull'analisi delle relazioni sociali, economiche e simboliche tra i generi.
Il Paleolitico: Cooperazione e Ruoli Attivi
I luoghi comuni sul ruolo passivo della donna nel Paleolitico sono stati smentiti dalle nuove ricerche, che evidenziano una forte cooperazione di genere:
Mito Tradizionale: L'uomo cacciava, la donna raccoglieva.
Nuove Evidenze Archeologiche: La raccolta (di vegetali, frutti, piccole prede), non esclusivamente femminile, forniva il 70-80% del cibo ed era cruciale per la sopravvivenza.
Mito Tradizionale: Le donne erano confinate alla sfera domestica.
Nuove Evidenze Archeologiche: Le comunità nomadi del Paleolitico non avevano una sfera domestica rigida. Uomini e donne partecipavano insieme ad attività come la lavorazione delle pelli e la fabbricazione di strumenti.
Mito Tradizionale: Le donne non partecipavano alla caccia.
Nuove Evidenze Archeologiche: La sepoltura di Wilamaya Patjxa (9.000 anni fa, Perù) mostra una donna sepolta con armi da caccia, un indizio diretto di cacciatrici preistoriche.
Mito Tradizionale: Le donne erano passive, gli uomini creativi.
Nuove Evidenze Archeologiche: L'analisi biometrica delle impronte di mani nell'arte rupestre (es. Grotte di Pech-Merle) indica che molte appartengono a donne, suggerendo la loro partecipazione all'arte e ai riti.
Mito Tradizionale: Le Veneri paleolitiche rappresentano solo la fertilità.
Nuove Evidenze Archeologiche: L'interpretazione è troppo riduttiva.Le "Veneri" possono rappresentare status sociali, identità, corpi reali o ideali di benessere, non solo la maternità.
Mito Tradizionale: Le donne erano deboli e subordinate.
Nuove Evidenze Archeologiche: Nelle società piccole e mobili la cooperazione era essenziale. Le donne erano produttrici, artigiane e depositarie di conoscenze (piante, cicli naturali). Non c'erano forti gerarchie di genere.
Conclusione: Nel Paleolitico, la sopravvivenza e l'evoluzione umana si basavano sulla cooperazione di genere, con donne che ricoprivano un ruolo attivo e complesso nella sussistenza, arte e ritualità.
Neolitico ed Eneolitico: Innovazione e Patriarcalizzazione
Con la rivoluzione agricola (Neolitico) e lo sviluppo della metallurgia (Eneolitico), il ruolo femminile si evolve in modo complesso:
1. Neolitico (10.000–4.000 a.C.)
Agricoltura: Le donne furono probabilmente le prime agricoltrici (selezione dei semi, raccolta, conservazione) e gestivano la trasformazione dei prodotti (molitura, cottura).
Artigianato: Ruolo chiave in ceramica, filatura e tessitura, attività con forte valore economico e simbolico.
Status Sociale e Simbolico: Forte valorizzazione del principio femminile come potenza generatrice, testimoniata dal culto della Grande Dea e dalle statuette. La divisione dei compiti era complementare, non gerarchica.
2. Eneolitico (Calcolitico, 4.000–3.000 a.C.)
Inizio della Trasformazione: Con lo sviluppo della metallurgia (controllo maschile) e la nascita delle élite guerriere, le società iniziano a gerarchizzarsi.
Patriarcalizzazione: Il potere politico e militare si concentra negli uomini. Inizia il lento processo di patriarcalizzazione del pensiero religioso (la Dea Madre è affiancata da divinità maschili) e sociale (emerge la trasmissione patrilineare).
Età del Bronzo e del Ferro: Prestigio in un Mondo Patriarcale Nelle successive età dei metalli, il patriarcato si rafforza, ma le donne mantengono un ruolo di prestigio: Età del Bronzo: Cresce la trasmissione patrilineare, ma donne come sacerdotesse o aristocratiche mantengono alto status (evidenziato da ricche sepolture). L'equilibrio tra le antiche tradizioni matrifocali (della "Vecchia Europa") e i nuovi modelli guerrieri indoeuropei è instabile. Età del Ferro (Italia): In culture come la Villanoviana e l'Etrusca, le donne godono di notevole autonomia sociale e visibilità pubblica. Etruria: Le donne etrusche partecipano ai banchetti e hanno il proprio nome sulle tombe, segno di uno status riconosciuto. Villanoviana: Sono custodi della memoria familiare, svolgono ruoli sacerdotali e gestiscono la produzione tessile (importante ricaduta economica). Verso Roma: Con la nascita di Roma, la donna dell'élite perde parte della libertà, venendo sottomessa alla patria potestas, ma l'eredità del prestigio femminile protostorico si conserva nei valori culturali e nella storia più antica (età regia).
La nuova interpretazione archeologica svela che le donne preistoriche e protostoriche erano figure centrali, attive e complesse, la cui funzione era vitale per l'evoluzione e la sopravvivenza delle loro comunità.
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Ospiti, moderatori e moderatrici
Carlo Casi, archeologo, ha condotto scavi e ricerche in Italia e all'estero. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni scientifiche, cataloghi di mostre e guide archeologiche. Insegna Museologia all'Accademia di Belle Arti di Viterbo ed è Direttore Scientifico della Fondazione Vulci e del Parco Archeologico "Antica Castro". Ha scritto due volumi dedicati alla donna nell’antichità (editrice Laurum) e alla donna nella Preistoria (Antiqua Res).
Mariassunta Cuozzo, professoressa associata di Etruscologia e Antichità Italiche presso L’Università del Molise dal 2005. Dal 2010 è direttrice dello scavo nell’abitato etrusco-sannita di Pontecagnano in Campania. Tra i suoi lavori: Reinventando la tradizione (Pandemos 2003), Un contesto “principesco” femminile da Pontecagnano (Pandemos 2023) e con Alessandro Guidi , Archeologia delle identità e delle differenze (Carocci 2013).
Patrizia Gioia, archeologa, è stata responsabile della conservazione, musealizzazione e valorizzazione del giacimento pleistocenico di Casal de' Pazzi, di cui ha curato il progetto museologico. Dal 2008 è professore a contratto presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", dove insegna "Informatica per l'Archeologia" e "Museologia Archeologica".
Sonia R. Marino, architetta, european ergonomist certificata a Bruxelles, fondatrice di:
- ‘donna immagine città’, promozione delle pari opportunità e contrasto agli stereotipi.
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Stefania Capati, direttrice Radio Tuscia events.
Domenico Creazzo, imprenditore edile interessato a tematiche sociali e diritti. Di suo particolare interesse l'analisi della Costituzione italiana.
Eleonora G. Giallombardo, consulente comunicazione.
Giulia Parini Bruno, giornalista, NuoveRadici APS.
Mehret Tewolde Weldemicael, esperta di diversity&inclusion, vicepresidente Associazione Le Réseau e CEO di Italia Africa Business Week.
Leda Tripodi, ASVIS Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile.
Casimiro Vizzini, medico, già segretario generale dell’European University Alliance for Global Health. Attualmente consulente dell'Africa-Europe Foundation e responsabile Human Cell Atlas presso l'UNESCO.
DONNA IMMAGINE CITTA' è promossa da: Integronomia ergonomia e sostenibilità; Istituto Nazionale Biostrutture e Biosistemi Consorzio Interuniversitario; Ergolab Unitus presso Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali dell'Università della Tuscia.
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